L'AMBIENTE

‘O Munaciello è il folletto narrato da Matilde Serao come “gobbo, paffuto e rubicondo, con bel pancione e gambe corte, veste da monaco ma monaco non è, in verità è un famoso sacripante, ladro, bricconcello, pizzicatore di sederi, terrore dei conventi di monache che molesta…indovina i numeri vincenti, vanitoso e tronfio nella sua indiscussa fama di incallito Don Giovanni si rimpinza di tutto”…Da qui nasce l’ispirazione nel 2005 per questo ristorante-pizzeria di Santo Spirito, quartiere popolare e cuore pulsante per eccellenza di Firenze, con le sue antiche botteghe di artigiani ed umanità varia.

‘O Munaciello prende vita sulle ceneri dell’antico Convento fiorentino di Santo Spirito, in seguito destinato ad albergo per pellegrini e fedeli. Verso la fine della prima metà dell’Ottocento le sue sale furono riservate a stalle per cavalli e ricovero per carrozze, così come riportava anche Niccolò Tommaseo nel suo dizionario. Ad arricchire gli ambienti diverse miniature e due opere in terracotta, tra le quali troneggia – come a dare l’accoglienza all’ingresso – “O’Scartellat”, il personaggio raffigurante un gobbo-portafortuna napoletano. Nella sala principale invece si staglia appeso alle volte “O’Angelo”, una statua di angelo di due metri anch’essa legato alla tradizione ed al credo partenopeo. Gli autori di questi sono i maestri scultori e decoratori Ferrigno, dal 1836 una dinastia nell’arte del presepe napoletano che con la loro bottega nel cuore di San Gregorio Armeno a Napoli annoverano tra i clienti il re di Spagna e numerosi personaggi del jet set internazionale. Le loro opere sono esposte a Parigi, New York, Stoccarda, Arles, Malmoe.

Munacielli